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DCA E DROP-OUT NEI BAMBINI CHE PRATICANO SPORT A LIVELLO AGONISTICO

È giusto che i bambini pratichino sport a livello agonistico? È giusto che siano stimolati sin da piccoli alla competizione? È giusto che siano costretti a severe regole di alimentazione e di comportamento già dalla tenera età?

Sicuramente lo sport è fondamentale per lo sviluppo sano ed armonioso dei ragazzi essendo essi in fase evolutiva. In particolare, per gli adolescenti, lo sport ricopre un ruolo fondamentale, favorendo la crescita cognitiva, emotiva e sociale. Gli sport di gruppo aiutano poi a socializzare e a scaricare le ansie scolastiche. Con l’attività sportiva, i ragazzi cominciano a capire il significato di impegno, di fatica e sacrificio, del rispetto delle regole. Si impara a misurare le proprie capacità e a migliorarle.

In quest’ottica, il gioco acquisisce un importante ruolo educativo, aiutando a gestire i momenti di aggressività, aiutando al rispetto delle regole comuni, aiutando quindi a vivere in società.

Tutto normale quindi, anzi da consigliare. Ma cosa succede quando lo sport diventa la priorità? Cosa accade quando il ragazzo/a è spinto a raggiungere risultati sempre maggiori anche a costo di sacrificare la propria giovinezza? Cosa succede quando gli allenatori spingono i ragazzi ad allenamenti estenuanti e imponendo loro un’alimentazione che non sarebbe affatto consigliabile vista la tenera età?

Già perché molti allenatori, pensano esclusivamente al tornaconto personale in termini di medaglie e trascurano il fatto che questi ragazzi probabilmente svilupperanno un disturbo del comportamento alimentare… e non solo.

Prima di tutto, si deve considerare il cosiddetto fenomeno del Drop-Out che è quel fenomeno per cui la maggior parte dei miniatleti che praticano attività sportiva in età di 14-15 anni poi abbandona con l’adolescenza. Questo succede perché, l’agonismo esasperato fin da giovanissimi, la ricerca di un risultato a tutti i costi, l’illusione di divenire dei veri campioni poi vengono distrutte dallo scontro con la realtà. Compaiono nuovi interessi, e nuove esigenze di vita che rendono gli allenamenti a volte impossibili. Ci si rende conto del venir meno di divertimento e motivazioni… Tutto questo porta all’abbandono dello sport.

Ma veniamo al DCA (Disturbo Del Comportamento Alimentare). Alcuni allenatori stabiliscono anche regole alimentari che non sempre vanno bene per questi ragazzi. Prima di tutto l’allenatore per poter far questo dovrebbe essere anche medico, biologo o dietista, perché solo questi professionisti possono elaborare piani alimentari. In ogni caso, ci sono situazioni in cui si propongono diete eccessivamente drastiche che inevitabilmente fanno scaturire dei rifiuti psicologici verso la sana alimentazione: il ragazzo che è stato costretto a mangiare in maniera eccessivamente precisa e magari ad aggiungere integratori (o peggio…), inevitabilmente, al momento del drop-out, si comporterà in modo completamente opposto.

Il risultato di tutto ciò sarà purtroppo, un adolescente, oramai adulto, che trascina con sé un passato da sportivo ma che fa fatica ad avvicinarsi a qualunque altro sport e che soprattutto mangia in maniera particolarmente scorretta, con il rischio di alternare fasi di anoressia e bulimia.

Concludendo, credo che i bambini e i ragazzi debbano sì praticare attività fisica, ma prima di tutto devono scegliere da soli, preferendo quella che più gli piace e in secondo luogo devono praticarla come se fosse un gioco. Perché l’attività fisica dia buoni risultati in un essere in fase di evoluzione, deve essere praticata in maniera ludica, senza pretese e senza imposizioni (di nessun genere). Poi, se tra questi ragazzi ci sono dei campioni, probabilmente verranno fuori spontaneamente, ed altrettanto spontaneamente continueranno la carriera sportiva… ma sarà una loro scelta matura.

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