ORTORESSIA: ANCHE MANGIAR SANO PUO’ ESSERE, A VOLTE, DANNOSO

“Ortoressia” è un termine utilizzato per indicare un DISTURBO del COMPORTAMENTO ALIMENTARE basato sulla continua ricerca di alimenti ritenuti “sani” e sul contemporaneo disprezzo di tutto ciò che non rientra nella sfera del cibo sano.

Il termine deriva dal greco “orthos” che significa “giusto, corretto” e “orexis” che invece significa “appetito”.

L’ortoressia non è inserita nel DSM-5 (Manuale diagnostico dei Disturbi Mentali) ma è comunque stata ampiamente studiata ed in particolare, in uno studio del 2014, sono stati proposti dei criteri per poterla diagnosticare. Per alcuni aspetti l’ortoressia somiglia all’anoressia, nella ricerca del perfezionismo e del controllo ossessivo sul cibo ma anche su tutto il resto.

C’è comunque una differenza molto importante tra i due disturbi e cioè, mentre nell’anoressia c’è sempre una ricerca dell’alimento meno calorico oltre che “sano” (ma questo dipende da soggetto a soggetto) per evitare di prendere peso, nell’ortoressia non si fa tanto attenzione alla quantità del cibo quanto alla sua qualità

Sono circa 3 milioni le persone che soffrono di un disturbo del comportamento alimentare secondo i dati diramati dal Ministero della Salute dopo un’indagine promossa da “Nutrimente” (associazione per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare) condotta su circa 1200 italiani tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Di questi circa il 15% soffrirebbe di ortoressia, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). Inoltre, il disturbo pare sia più diffuso nelle metropoli, visto che al primo posto si colloca Milano (33%), al secondo Roma (27%), al terzo Torino (21%).

L’ortoressia fu identificata per la prima volta dal medico americano Bratman che ebbe a che fare personalmente con tale disturbo. Egli si rese conto di non essere più in grado di gustare alcun alimento senza conoscerne il tipo di preparazione, gli ingredienti, e soprattutto la provenienza delle le materie prime.

Come per l’anoressia, diventa importante leggere attentamente tutte le etichette alimentari dei cibi acquistati, anche se in questo caso, a differenza dell’anoressia, vene fatto per individuare eventuali sostanze “nocive” e non per evitare inutili calorie.

Tutto questo viene fatto con notevole perdita di tempo per esaminare a dovere ogni alimento e ogni preparazione o cibo inscatolato. È necessario passare alla lente di ingrandimento qualunque cibo e qualunque etichetta alimentare per scorgere eventuali presenze, anche minime, di sostanze che potrebbero far male.

Ad incentivare questo processo psicologico c’è anche la diffusione di informazioni, a volte fuorvianti (vedi olio di palma prima SI e poi NO), riguardo alla salubrità di vari alimenti o componenti di essi. Molto spesso i mass media diffondono notizie che portano i soggetti più attenti ad eliminare dalla loro dieta in maniera categorica alcuni alimenti o intere categorie di essi perché magari contengono coloranti o additivi o altro che possono, in qualche modo, alterare la qualità degli alimenti stessi.

Secondo le informazioni più recenti: un giorno dobbiamo eliminare la carne (perché cancerogena), poi un altro giorno i latticini (perché l’uomo deve nutrirsi del solo latte materno e non di quello di un altro animale), un altro ancora le verdure (perché nel terreno ci sono seppelliti i rifiuti tossici), per non parlare poi dello zucchero e del grano raffinato che pare porti alle peggior patologie al modo!!!

È ovvio che questo tipo di informazione è fuorviante e non tutti sono in grado di elaborarla per cui ci sarà sicuramente chi deciderà di limitare quegli alimenti dannosi solo se consumati con estrema frequenza e in quantità eccessiva ma ci sarà anche chi deciderà di privarsene per sempre per paura che possa scaturirne qualche patologia.

Ovviamente tale situazione è spesso associata a una dieta restrittiva che, nel tentativo di raggiungere uno stato di salute ottimale, può portare a gravi condizioni mediche connesse alla malnutrizione, oltre che ad un’instabilità affettiva e all’isolamento sociale. In questa situazione di rigidità alimentare ogni occasione di convivialità si trasforma in un vero e proprio campo minato perché sarebbe veramente difficile esaminare tutti gli alimenti preparati da qualcun altro e quindi si determinano ansie per se stessi e per gli altri che stanno accanto.

Molto spesso si tratta di soggetti vegetariani o vegani che si spingono oltre e che a volte perdono di vista il vero obiettivo trasformando la loro stessa vita in un inferno in cui l’unico pensiero importante della giornata diventa la scelta del cibo, con ovvie conseguenze sulla vita lavorativa e sociale.

Fonti:
The clinical basis of orthorexia nervosa: emerging perspectives Nancy S Koven and Alexandra W Abry
Ortorexia Nervosa – a Review Saraswati Purohit, Nagendraswamy C
Orthorexia nervosa: a preliminary study with a proposal for diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Donini LM, Marsili D, Graziani MP, Imbriale M, Cannella C
Microthinking about micronutrients: a case of transition from obsessions about healthy eating to near-fatal “orthorexia nervosa” and proposed diagnostic criteria. Moroze RM, Dunn TM, Craig Holland J, Yager J, Weintraub P.
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